La storia di Robert Hansen, il serial killer dell’Alaska che confessò 17 omicidi, dalla fuga di Cindy Paulson alla condanna all’ergastolo più 461 anni.
Per anni Robert Hansen condusse una doppia vita ad Anchorage, in Alaska. Era conosciuto come proprietario di una panetteria e appassionato cacciatore, ma rapiva e aggrediva donne, portandone alcune in zone isolate raggiungibili anche con il suo piccolo aereo.
Secondo la ricostruzione emersa dopo l’arresto, in diversi casi costringeva le vittime a fuggire nella natura selvaggia prima di inseguirle e ucciderle. Molte erano giovani in condizioni di vulnerabilità o lavoratrici del sesso.
Hansen ammise complessivamente 17 omicidi, commessi nell’arco di circa dodici anni. Sul piano giudiziario, tuttavia, si dichiarò colpevole dell’uccisione di quattro donne: una distinzione necessaria tra il numero confessato e quello oggetto delle condanne.

Robert Hansen: la fuga di Cindy Paulson e la svolta nelle indagini
La svolta arrivò nel giugno 1983, quando la diciassettenne Cindy Paulson riuscì a fuggire dopo essere stata sequestrata e aggredita da Hansen. L’uomo l’aveva condotta nei pressi dell’aeroporto di Merrill Field, da dove intendeva partire con il proprio aereo.
La ragazza approfittò di un momento in cui Hansen si era allontanato dall’automobile e raggiunse la strada. La sua testimonianza fornì agli investigatori indicazioni decisive sul sequestratore e sul veicolo utilizzato.
La ricostruzione di Paulson contribuì a concentrare l’indagine su Hansen. Durante le successive perquisizioni furono recuperati elementi collegati alle donne scomparse, armi e una carta aeronautica con numerosi punti segnati.
Il lavoro investigativo, condotto anche con il contributo dell’FBI, collegò una delle armi ai reperti balistici recuperati nelle indagini sugli omicidi. Hansen venne arrestato nell’ottobre 1983.
La confessione, i luoghi di sepoltura e la sentenza
Nel febbraio 1984 Hansen accettò un accordo giudiziario. Si dichiarò colpevole di quattro omicidi e di altri reati, ammettendo poi di avere ucciso in totale 17 donne.
Accompagnò gli investigatori in elicottero e indicò diversi luoghi nei quali aveva abbandonato o sepolto le vittime. Le sue informazioni permisero di recuperare altri corpi, ma non chiarirono ogni scomparsa avvenuta durante il periodo in cui era stato attivo.
Il 27 febbraio 1984 venne condannato all’ergastolo più 461 anni di reclusione, una pena che escludeva qualsiasi possibilità concreta di tornare libero.
Robert Hansen rimase detenuto fino alla morte, avvenuta il 21 agosto 2014, a 75 anni. Il numero giudiziariamente accertato resta quello dei quattro omicidi ammessi nell’accordo; la cifra di 17 corrisponde invece al totale dichiarato dallo stesso Hansen e riconosciuto dalle autorità dell’Alaska.